IN DISPARTE CON GESÙ

Ritiriamoci spesso in disparte con Gesù, non accontentiamoci di una sola applicazione, quando invece abbiamo bisogno di una lunga terapia

"Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte"
(Matteo 14:13)

L'espressione "in disparte" non vuol dire semplicemente "a parte", nel senso appunto di "solo, in solitudine, isolato", tanto che nell'originale vengono utilizzate due parole differenti per indicare le due diverse espressioni. Nel versetto oggetto delle nostre considerazioni, lo scrittore non avrebbe avuto bisogno di aggiungerla, perché Gesù era già solo, infatti si era appena ritirato in "un luogo deserto". "In disparte" descrive piuttosto la comunione privata, intima e personale, che, nella fattispecie, Gesù amava intrattenere con il Padre Celeste. Indica pertanto quel rapporto intimo e riverente, personale e profondo, privato e costante, che ogni credente può intrattenere con il Signore. La comunione con il Signore nel culto pubblico sarà tanto più efficace ed edificante, nella misura in cui si coltiverà quella privata. Nei Vangeli vi sono diversi casi nei quali questa stessa espressione viene utilizzata, che descrivono aspetti differenti dell'intima relazione del credente con Dio.

1. La consolazione
A Gesù era stata appena comunicata la notizia della morte di Giovanni Battista. Gliel'avevano recata proprio i discepoli del precursore del Messia. Su richiesta della figlia di Erodiada, la "lampada ardente e splendente" era stata proditoriamente spenta per ordine di Erode il tetrarca, il quale, per evitare una magra nel giorno del suo compleanno, era stato costretto ad acconsentire al desiderio espresso dalla giovane su istigazione della madre e così Giovanni era stato decapitato. La notizia era stata indubbiamente dolorosa e gravida anche di possibili persecuzioni, cosicché il Maestro "udito ciò, … si ritirò … in … un luogo deserto, in disparte" (Matt. 14:13). Quante notizie, quanti dolori spesso affliggono il cuore dei credenti, ma con chi ci confidiamo? Spesso desidereremmo avere accanto a noi qualcuno, un amico, un fratello, con il quale aprire il cuore e ascoltare a nostra volta parole di conforto. Gesù è sempre lì, accanto a noi, lasciamo che sia Lui a curare le nostre ferite! Ritiriamoci spesso in disparte con Lui, non accontentiamoci di una sola applicazione, quando invece abbiamo bisogno di una lunga terapia. Soltanto Gesù può guarire le ferite interiori!

2. Il riposo
Prima che si verificasse la prima moltiplicazione dei pani, Gesù disse ai discepoli: "Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po'. Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppur tempo di mangiare" (Marco 6:31, 32). La nostra esistenza ci impone spesso ritmi forsennati. La cadenza regolare di impegni che non si possono eludere, ci priva del riposo necessario perché il corpo rigeneri le forze indispensabili per tener testa alle attività quoti-diane. L'esigenza di "staccare la spina" diventa allora una questione di sopravvivenza. "Riposo" però non si identifica soltanto con "vacanza". Per un credente, il migliore riposo è quello spirituale e fisico insieme, con la Bibbia in mano e le ginocchia piegate, in intima comunione con Gesù! Lì ci purifichiamo delle tossine accumulate, il nostro spirito viene vivificato, l'anima nostra rigenerata ed anche il nostro fisico ritemprato acquista nuove forze, la stanchezza si attenua: la comunione con il Signore è la più efficace terapia antistress, sorgente di continuo e costante riposo dell'anima!

3. La comunione
In un'altra famosa occasione, "Gesù prese seco Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte" (Matt. 17:1). I tre discepoli salirono sul monte con Gesù, ma ciascuno con gli altri due: Pietro con Giacomo e Giovanni, Giacomo con Pietro e Giovanni, Giovanni con Pietro e Giacomo. Se si sta in intimità con Gesù allora il nostro rapporto fraterno sarà anch'esso personale e profondo, trasparente e libero. Qualcosa a volte può turbare la comunione fraterna e un'ombra si staglia allora anche sul nostro rapporto con Gesù. Il cuore non è più libero, leggero, limpido. Allora "se stai … per offrire la tua offerta sull'altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all'altare e va' prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta" (Matt. 5:23, 24). Le ombre nei rapporti con i fratelli è opportuno fugarle subito, altrimenti proiettano la loro sagoma sinistra anche sul nostro rapporto con Gesù! Infatti, "questo è il comandamento che abbiam da lui: che chi ama Dio ami anche il suo fratello" (I Giov. 4:21). Quando si nasce nella famiglia di Dio si ama il Padre e si amano i fratelli che già ne fanno parte! La mansuetudine, ovvero la pia consapevolezza che tutti siamo sulla strada della santificazione, ciascuno con i propri difetti, le proprie necessità, i propri limiti e a volte anche le proprie debolezze di carattere, come ne avevano certamente i tre discepoli in compagnia di Gesù, ci aiuterà ad accettare i difetti altrui. Ne avevano ciascuno dei tre discepoli, ma ne avevano anche tutti e tre, perciò nessuno poteva biasimare l'altro e Gesù li portò sul monte perché erano tra i più bisognosi se consideriamo quale sarà la conclusione della vita di ciascuno!

4. Gl' interrogativi
Non appena furono scesi dal monte della trasfigurazione, incontrarono un genitore disperato a causa delle condizioni terribili in cui versava suo figlio tormentato da un demonio. I discepoli non avevano potuto liberarlo. Subito dopo la liberazione operata da Gesù, "i discepoli, accostatisi … in disparte, gli chiesero: 'Perché non l'abbiam potuto cacciar noi?'" (Matt. 17:19). Andarono a Gesù in disparte e Gli posero degli interrogativi. Quanti perché, quante domande affollano la nostra mente, quanti interrogativi si presentano al nostro cuore, rimanendo spesso senza risposta! Vorremmo porli ad una persona "esperta", "specializzata" nella cura di quella determinata area della vita interiore e spirituale, capace e disponibile ad una "consulenza" … magari con qualche opportuna cognizione di psicologia e non soltanto! Ne abbiamo una, accanto a noi, il Suo nome è Gesù, esperto in ogni sorta di difficoltà, capace di rispondere ad interrogativi di ogni genere. Infatti, Egli risponde: "E Gesù rispose loro" (Matt. 17:20)! A volte lo fa tramite la stessa Parola letta e meditata, altre volte per mezzo della Parola predicata, in altre occasioni lo Spirito di Dio applica al nostro cuore un versetto biblico oppure per mezzo di un carisma manifestato quando siamo raccolti insieme nel culto pubblico … E non si stanca: "Poi sedendo egli sul monte degli Ulivi dirimpetto al tempio, Pietro e Giacomo e Giovanni e Andrea gli domandarono in disparte: 'Dicci, quando avverranno queste cose, e qual sarà il segno del tempo in cui tutte queste cose staranno per compiersi?'. E Gesù prese a dir loro: 'Guardate che nessuno vi seduca! '" (Marco 13:3, 4).

5. L' illuminazione
"Poi Gesù, stando per salire a Gerusalemme, trasse da parte (la stessa espressione utilizzata nelle occasioni precedenti, n.d.r.) i suoi dodici discepoli; e, cammin facendo, disse loro: 'Ecco, noi sa-liamo a Gerusalemme, e il Figliuol dell'uomo sarà dato nelle mani de' capi sacerdoti e degli scribi; ed essi lo condanneranno a morte, e lo metteranno nelle mani dei Gentili per essere schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà'" (Matt. 20:17-19). In disparte Gesù rivelò ai Suoi discepoli alcuni precisi particolari che riguardavano l'immediato futuro, la Sua missione e quindi la Sua meravigliosa persona. Dio sia lodato per tanti libri, manuali, commentari, dizionari, tutti strumenti utilissimi, ma per conoscere meglio Gesù è necessario andare in disparte con Lui! Allora la luce dello Spirito Santo illuminerà la nostra mente e il nostro cuore. Non è mera curiosità quella che deve stimolarci, bensì la brama intensa di conoscere maggiormente Colui che l'anima nostra ama! Infatti, è Lui il capo e compitore della nostra fede, è Lui il sostegno della nostra vita, è Lui il fondamento della nostra salvezza, è Lui il Consolatore e il Signore, è Lui il principio e il traguardo della nostra esistenza e "a lui siano la gloria e l'imperio nei secoli dei secoli. Amen" (Apoc. 1:6).

 

Eliseo Cardarelli

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