LA GUARIGIONE DEL CIECO BARTIMEO

 

Gesù è in cammino con i suoi discepoli verso Gerusalemme; Gerusalemme è la città regale e la città santa dove gli Israeliti devono salire tre volte l'anno per la celebrazione delle feste che il Signore aveva loro ordinato.

In questa occasione vanno per la Pasqua, festa che celebra la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell'Egitto e l'inizio del loro cammino verso la Terra Promessa.

Prima di salire a Gerusalemme, Gesù ed i suoi scendono fino a Gerico, scendono cioè nelle profondità della terra, Gerico è infatti una città che si trova a 250 metri sotto il livello del mare, non molto distante dalle rive del Mar Morto.

Ma se Gesù scende fino a queste profondità non è per rimanervi, ma per condurre verso l'alto coloro che si sarebbero dimostrati sensibili al suo richiamo e al suo fascino.

Lo vediamo infatti ripartire insieme ai suoi discepoli e a molta folla. È a questo punto che l'evangelista racconta l'episodio della guarigione del cieco Bartimeo.

Il grido dì Bartimeo
Bartimeo, oltre ad essere cieco, era anche povero, sedeva infatti lungo la strada a mendicare; non era tuttavia un cieco nato, un tempo ci vedeva bene, infatti, quando Gesù gli chiede: che vuoi che io ti faccia?

  • Non dice che io veda
  • ma che io riabbia la vista.
  • Se era cieco e povero,
  • non era tuttavia sordo ed i polmoni li aveva buoni

dice infatti l'evangelista che "al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire 'Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me'.

Il primo risultato di questi appelli è quello di dar fastidio a molti che in quel momento si erano messi in cammino con Gesù. Evidentemente, è difficile che quanti iniziano a seguire Gesù possano già avere di Lui una conoscenza intima e profonda,

Allora, quando la miseria e la disgrazia fanno sentire la loro voce, la vorrebbero fare tacere o ignorare perché non disturbi il tranquillo andamento del loro cammino.

Ma quando si segue Gesù il cammino non sempre ha un andamento tranquillo, eventi imprevedibili sono sempre possibili; seguire Gesù è infatti seguire un mistero di sapienza, di amore e di vita, sempre in grado di riservare delle sorprese.

Una prima sorpresa è la constatazione della costanza e della forza con le quali chi è nel dolore fa sentire il suo grido. Vediamo infatti Bartimeo gridare più forte: figlio di Davide, abbi pietà di me! E a seguito di questa insistenza che l'evangelista annota: allora Gesù si fermò. Conviene a questo punto osservare che Gesù

  • non si è fermato di sua spontanea volontà nel vedere Bartimeo lungo la strada,
  • non si è fermato nemmeno quando in un primo tempo aveva sentito le sue grida,
  • ma si ferma ora, dopo che molti suoi seguaci hanno manifestato la durezza del loro cuore
  • e Bartimeo la perseveranza e la forza del suo grido.
  • Sorge allora spontanea la domanda: come mai questo comportamento?

Potremmo rispondere che questo comportamento è servito a mettere in evidenza due cose e preparato la manifestazione di una terza.

La prima cosa che mette in evidenza è proprio l'insistenza del grido di dolore che l'uomo lancia dal profondo della povertà e della disgrazia in cui è caduto, ed il grido di Bartimeo esprime in modo emblematico le aspirazioni dì tutti coloro che attendono una guarigione e un riscatto.

La seconda cosa è invece l'impotenza e la paura degli uomini di fronte a certe povertà e miserie che è difficile non incontrare lungo il cammino della vita. Quando certe miserie si presentano,la tentazione che di solito si presenta è quella di "passare oltre", come ha fatto il sacerdote vedendo l'uomo che, incappato nei briganti, giaceva mezzo morto sulla strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Tuttavia, la presa di coscienza di queste due realtà: la consistenza della miseria umana e la nostra impotenza nei suoi confronti è la condizione necessaria per giungere a scoprire

La terza cosa che il comportamento di Gesù doveva manifestare, ossia la delicatezza con cui la misericordia divina si china su entrambe queste realtà. Possiamo notare infatti che Gesù non rivolge nessun rimprovero a coloro che si erano dimostrati poco caritatevoli nei confronti di Bartimeo, lasciandoci così pensare che la loro carità doveva essere educata e formata piuttosto che rimproverata.

 

Questo ci mostra ancora una volta la pazienza e la misericordia di Gesù, che sa quanto debole e imperfetto è il nostro amore . Dobbiamo però osservare come l'azione pedagogica di Gesù rimandi coloro che Lo seguono ad affrontare la situazione dalla quale volevano fuggire, Egli invita infatti ad accogliere colui che prima veniva sgridato e fatto tacere.

Dice il vangelo che Gesù si fermò e disse: 'chiamatelo!' Dopo questo invito, quanti Lo seguivano non potevano che cambiare atteggiamento ed incominciare a praticare la carità secondo lo Spirito di Gesù; si rivolgono così al cieco dicendogli: 'coraggio! Alzati, ti chiama', ed ora il tono è decisamente più conciliante.

L'incontro con Gesù
Nell'ascoltare queste parole,

  • Bartimeo sente che II momento tanto atteso,
  • il grande giorno della sua vita è arrivato.
  • Fino a quel momento aveva sentito parlare di Gesù,
  • aveva raccolto informazioni dagli uni e dagli altri,
  • aveva meditato sui suoi miracoli e sui suoi insegnamenti,
  • ma ora era giunto il momento di incontrarlo personalmente,
  • sapeva inoltre che quell'incontro avrebbe cambiato la sua vita,
  • allora, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Niente doveva ritardare il suo andare, e se il mantello che tante volte l'aveva riparato dal freddo o gli era servito da cuscino rischiava di creargli qualche impedimento, non bisognava esitare a disfarsene. Eccolo dunque giungere davanti a Gesù, aiutato molto probabilmente da quanti poco prima volevano farlo tacere;

Gesù non delude la sua attesa e si rivolge a lui in modo ammirevole dicendo: che vuoi che io ti faccia?

  • Queste parole ci mostrano l'estrema delicatezza e l'estremo rispetto di Gesù nei confronti della libertà dell'uomo,
  • non vuole imporre o forzare nessuno, neanche chi si trova all'estremo dell'indigenza,
  • vuole che il suo dono sia accolto liberamente. che vuoi che io ti faccia?
  • Queste parole ci mostrano l'estrema delicatezza e l'estremo rispetto di Gesù nei confronti della libertà dell'uomo,
  • non vuole imporre o forzare nessuno, neanche chi si trova all'estremo dell'indigenza,
  • vuole che il suo dono sia accolto liberamente.

La sua domanda, inoltre, restituisce dignità e onore a colui che poco prima veniva maltrattato, e quanti si erano comportati in modo poco caritatevole ricevono una lezione di bontà che dovranno cercare di imparare se vorranno continuare a seguire il Signore.

Possiamo ancora osservare come Bartimeo, che tanto aveva gridato per farsi sentire dal Signore, quando gli giunge davanti sembra venir preso da un sacro timore che lo rende silenzioso;

  • non ci viene detto infatti che giungendo presso Gesù si sia rivolto a Lui chiedendo pietà per il suo stato,
  • ma ci è detto invece che il dialogo è iniziato da Gesù con la domanda: che vuoi che io ti faccia?

Potremmo vedere in questo atteggiamento un segno della delicatezza del suo animo, e la risposta che da al Signore può esserne una conferma.

  • Infatti, mentre altri si rivolgevano a Gesù chiamandolo "rabbi", che significa "maestro",
  • lui lo chiama "rabbuni" che significa "maestro mio",
  • mostrandoci così che non solo riconosce Gesù come maestro,
  • ma che è anche animato da sentimenti di amore e di affetto nei suoi confronti.

Anche Maria Maddalena, che molto amava il Signore, quando lo ha riconosciuto risorto nei pressi dei sepolcro ha utilizzato lo stesso termine. Altro indizio del suo amore è dato dal fatto che chiama Gesù Figlio di Davide, questo significa che non si è accontentato di conoscere il nome di Gesù e da quale località proveniva, ma ha anche voluto informarsi sui suoi antenati.

Ora, secondo le profezie il Messia atteso da Israele doveva essere un discendente della casa di Davide, Bartimeo sente allora che quel Gesù di Nazaret che è anche della casa di Davide deve essere il Messia, ossia colui che doveva guidare come Mosè Israele ed essere il mediatore dei doni e delle benedizioni di Dio per tutto il popolo.

Dopo l'incoraggiamento ricevuto, Bartimeo esprime a Gesù il suo amore e la sua preghiera: maestro mio, che io riabbia la vista. A questo punto Gesù non poteva non dimostrarsi sensibile alla lunga tribolazione di Bartimeo, allora interviene e ne decreta la guarigione immediata dicendo: va', la tua fede ti ha salvato.

E Bartimeo torna finalmente a vedere, e vede quel volto che misteriosamente il suo cuore già amava e,dopo quanto aveva ricevuto, il suo amore non poteva che aumentare. Possiamo inoltre considerare che, oltre alla vista naturale, dopo l'incontro con Gesù gli viene anche data una vista soprannaturale e con questa vede che senza di Lui la sua vita non avrebbe senso, senza di Lui non potrebbe più vivere, ed allora, l'unica cosa sensata che gli resta da fare è seguire Gesù.

Analogie fra la storia di Bartimeo e la nostra

La riflessione sul possibile percorso della fede di Bartimeo può esserci utile per cogliere le analogie fra la sua storia e la nostra.

  • Anche lungo il corso della nostra vita possono sopraggiungere dei momenti di buio.
  • Anche per noi la vita può riservare dei momenti di emarginazione, di umiliazione e di incomprensione.
  • Anche noi potremmo trovarci a combattere, con alterne vicende, l'insidiosa battaglia contro la disperazione.

In questa battaglia la storia di Bartimeo può esserci di aiuto e di conforto perché ci invita a credere e a sperare nonostante tutto; credere che anche nella nostra vita, nonostante il buio che ci avvolge, è nascosto un progetto di luce. Prima o poi verrà il giorno in cui il Signore dirà anche a noi: la tua fede ti ha salvato. La lettera agli Ebrei afferma che senza la fede è impossibile piacere a Dio (Eb 11,6), se volgiamo l'affermazione in positivo otteniamo: "con la fede è possibile piacere a Dio"; e possiamo piacergli…!

Potremmo ancora vedere nella storia di Bartimeo una figura della storia dell'umanità e della nostra secondo questi aspetti:

  • come Bartimeo, anche l'umanità giace povera, umiliata e priva di luce,
  • anche per l'umanità l'unica speranza di salvezza è che il Signore scenda fino a lei, raccolga il suo grido di dolore,
  • con la sua luce dissipi ogni tenebra e la guarisca da ogni male.

La storia di Bartimeo invita poi alla speranza perché ci mostra il Signore che scende nelle profondità della terra e salva coloro che gridano a Lui. Come Bartimeo gridava con insistenza perché Gesù avesse pietà di lui, così anche in noi ci sono profonde aspirazioni alla vita, alla luce e all'amore che gridano a Dio. Come Bartimeo veniva rimproverato e fatto tacere, così anche in noi potrebbero sorgere dei pensieri che vorrebbero reprimere le nostre aspirazioni future.

La storia di Bartimeo ci dice infine che se sapremo aver fede, se sapremo attendere, e gridare al Signore,

  • la gioia che ci attende sarà simile a quella di un cieco che riacquista la vista,
  • di un prigioniero che riacquista la libertà,
  • di un povero che entra in possesso di una fortuna immensa,
  • la fortuna immensa di contemplare il volto di Gesù nostro salvatore e di rimanere con Lui per sempre.

 

F.D

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