... Amerai il Signore Dio con tutto il tuo cuore...


Il primo comandamento è l'amore di Dio, amore assoluto e coinvolgente la totalità della costituzione umana: cuore, anima, mente. Tutto ciò che non promana da tale amore è separato da Dio e a Lui nemico; l'idolo è una immagine che l'uomo fa di sé stesso e del mondo separati da Dio.

Il primo comandamento è anche l'ultimo, gli altri conseguono da quello per serialità analitica, come il due e il tre dall'unità semplice in cui sono contenuti. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente significa consacrarsi a Lui e desiderare che venga il suo Regno, perché solo ciò che è nel Principio sussiste e permane nei secoli.

Tutto ciò che è degno d'essere amato deriva la sua dignità dal fatto che è compreso nell'orizzonte dell'amore di Dio; è Lui che lo rende amabile, ogni altra affezione anche se umanamente raccomandabile è idolatrìa, perché dalle passioni del cuore deriva il peccato. Il peccato è quindi un' affezione del cuore che non è totalmente rivolto a Dio, non è la natura dell'affetto che fa l'idolo ma la sua separatezza da Dio.

Perciò solo il Figlio è immagine del Padre, perché solo il Figlio e totalmente unito al Padre con tutto il cuore, con tutta l'anima con tutta la mente. Egli e il Padre sono una cosa sola. In virtù di tale unione ipostatica accade che il secondo precetto sia uguale al primo e che ci sia comandato di amare il prossimo nostro come noi stessi. Il nostro prossimo non è il nostro vicino ma Colui nel quale il vicino sussiste come Sua immagine.

Non c'è amore naturale che possa stabilire tale prossimità, l'amicizia naturale rende gli uomini da lontani vicini, ma non prossimo, perché il prossimo è l'intimità di quello Stesso che produce amore. Perciò noi non ci faremo idolo di Dio nemmeno dell'uomo, perché un idolo animato non è meno idolo di un feticcio; se l'uomo fosse la cura suprema dell'uomo, secondo il precetto umanitaristico, non sarebbe stato necessaria la Incarnazione e la Redenzione, Terenzio aveva proferito il programma dell'umanesimo universale, secondo cui l'uomo non può essere indifferente a tutto ciò che accade all'uomo. Ma Gesù non propone consulenze morali, apporta l'Amore, l'Arché, il Principio stesso da cui la Charità di Dio può divenire prossimità per l'uomo. Solo colui che ama Dio può amare l'uomo, perché l'uomo non è amabile naturalmente se non per gli stessi limiti di natura, etnici, politici, culturali.

Potremo ideologicamente estendere tali limiti ma non potremo fare in modo che la vicinanza, che avremo stabilito con l'uomo possa divenire prossimità. Se invece noi siamo in Dio, l'amore degli uomini procederà naturalmente anche con ripugnanza della natura, perché essa è trasfigurata, il lebbroso è attraente e la croce è leggera, non per metafora ma per loro reale metamorfosi nel Principio in cui sono contenuti.

Oggi si sostiene che la convergenza sull'uomo sia di per sé comunione con Dio; è un sofisma perché il rapporto amoroso tra Dio e l'uomo non è simmetrico, nell'amore di Dio è contenuto come derivata l'amore dell'uomo ma la reciproca non è vera; è questo il sofisma diabolico dell'età moderna che seduce molti cristiani attratti da dottrine ventose e senza fondamento. San Paolo avverte che anche se si possedessero tutte le virtù esse non potrebbero piacere a Dio se non sono derivate dalla Carità. La Carità, contrariamente a una volgare connotazione semantica, non è l'amore dell'uomo ma l'amore di Dio, ove il genitivo è soggettivo oggettivo insieme; E' Dio che ama l'uomo, perché di per sé l'uomo è incapace di amarlo.

Perciò ogni amore che non sia abnegazione di sé in Dio è un utile sofisma letterario, può piacere al mondo ma non piace a Dio, perché il primo comandamento è quello di amare Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima e la mente, questo è il primo ma anche l'ultimo. Tutto il decalogo infatti è comma dell'unica legge di Israele: ascolta, Israele, Dio è Uno.

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